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Società, tecnologia e benessere: il gioco visto dal presidente Furukawa

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Recentemente il presidente di Nintendo co.Shuntaro Furukawa, ha rilasciato un’intervista molto interessante al periodico nipponico Nikkei in cui è stato interrogato riguardo la sua opinione nei confronti delle nuove tecnologie e la loro implementazione nel mondo dei videogiochi.

In un primo momento il presidente della grande N si esprime sul trend crescente che vede nuove tecnologie introdotte nella società attraverso i videogiochi. Un meccanismo più che naturale, secondo il patron nipponico, che risponde:

Le nuove tecnologie stanno sempre più venendo adottate innanzitutto nei giochi, in questo mond. Dopo alcuni mesi ed anni, le persone che hanno giocato a determinati videogames crescono, diventando da figli a genitori. Questo è il risultato di come il gaming – che veniva pensato esclusivamente per i bambini in passato – oggi abbia espanso i propri orizzonti verso nuovi target.

Pokémon Go utilizza la tecnologia AR; questo produce un fenomeno sociale dove uomini e donne, vecchi e giovani, salpano alla volta della scoperta delle proprie città per collezionare i personaggi che appaiono qui e là. I giochi che hanno la capacità di far dire ai propri utenti “Ho fatto questo per la prima volta ed è stato interessante”, hanno il potere di cambiare perfino i comportamenti delle persone.

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Quello fatto da Furukawa è un discorso che, di fatto, fa sfociare il gaming ed il videogioco ben oltre i propri confini e spazi vitali comunemente intesi. Di fatto, lo possiamo notare di persona, negli ultimi anni i videogiochi – Pokémon forse più di tutti – hanno aggiustato il tiro per cercare di colpire una sfera sociale invece che esclusivamente ludica.

Sempre di più, nella nostra società, il videogioco tende a creare comunità, ci porta letteralmente ad uscire di casa abbattendo qualsiasi tipo di barriera di classed’età e di sesso. Un fenomeno eccezionale, veicolato come detto da realtà di successo come Pokémon Go che, utilizzatissimo in tutto il mondo sin dal suo rilascio, ha aiutato addirittura nel rilancio turistico-culturale alcune città.

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È naturale, appurato ciò, che oggi il semplice videogioco abbia cessato di esistere, per far spazio ad un prodotto crossmediale capace di trasformarsi in un vero banco di prora per l’uso di nuove tecnologie e comportamenti sociali.

Furukawa: videogiochi non sono prodotti di vitale importanza

Nonostante quanto affermato, però, il Furukawa prosegue nell’intervista rilasciata a Nikkei proponendo una prospettiva insolita per un presidente videoludico del suo calibro. I videogiochi, a sua opinione, non sono dei prodotti essenziali per la vita dei consumatori, non quanto musica e contenuti video.

I giochi non sono prodotti essenziali per la vita, non sarebbe strano se i consumatori li lasciassero stare, un giorno; questo è ciò che mi hanno sempre insegnato, sin da quando sono entrato a far parte di questa azienda. Ho sempre quel senso di pericolo in me, e sento che questo sia il destino del mercato dei giochi e dell’intrattenimento. In questo senso, è un business davvero pericoloso.

Ci sono una miriade di modi per giocare, e la continua competizione alla conquista del tempo a disposizione dei consumatori si fa sempre più feroce. I giochi stanno affrontando questa competizione (contro gli altri media) continuando però a produrre innovazione.

I videogiochi ed i giochi in generale, dunque, devono affrontare oggi una sorta di gara alla conquista dell’attenzione dei consumatori contro titani video-musicali. Dalla propria parte, però, il mondo ludico e videoludico hanno la capacità di produrre continuamente innovazione, anche attraverso il soddisfacimento di bisogni elementari del pubblico.

L’innovazione è rendere qualcosa – che molte persone pensavano impossibile – possibile. È importante chiedersi sempre “C’è qualcosa di impossibile che possiamo rendere possibile?”. Quando gameplay ritenuti impossibili vengono resi possibili, riusciamo a stupire le persone.

Ci saranno sempre più iniziative che trascenderanno il frame ludico, che chiunque immaginerà. Giochi che contribuiscono al benessere grazie al movimento del corpo come la Wii e giochi che possono essere usati per allenare la mente e la memoria nascono di continuo.

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Ma come sono influenzati i giochi di oggi dalle nuove tecnologie? Cosa rende possibile l’impossibile – come detto da Furukawa? Il presidente risponde:

La cosa più importante ogni volta che appare una nuova tecnologia è come la qualità della gaming experience dell’utente cambi. È molto importante, per i giochi stessi, essere interessanti, nuovi e capaci di stupire. Al di là dell’ambiente tecnologico, chi sviluppa i giochi per prima cosa crea contenuti che reputano interessanti per i consumatori. Dopodiché, se c’è una tecnologia utile al caso, l’adotteranno.

La comunità del gaming è ampia. Oltre a questo, è molto facile diffndere tecnologie che sono state accettare dai giochi. Per esempio, i touchscreen sono sbarcati sugli smartphone dopo che questi fossero stati utilizzati sul Nintendo DS.

Un breve estratto di un’intervista ben più lunga, che offre però una panoramica dettagliata della situazione del gaming nella nostra società. Le parole del presidente Nintendo, Shuntaro Furukawa, disegnano un quadro impeccabile di ciò che noi, da anni, ci troviamo a vivere nelle vesti di giocatori.

Eppure tutto torna, inesorabilmente, al gioco. Socializzazione, benessere, sanità mentale, tecnologia. Tutto ciò che l’individuo moderno ricerca nella propria vita per definirsi felice viene sperimentato prima nel gioco, per poi poter sbarcare nella società in cui tutti siamo immersi. Cosa ne pensate di quanto dichiarato dal presidente Furukawa? Fatecelo sapere con un commento o semplicemente discutendone con noi sulla Treehouse! Pokéuomo vi aspetta anche su Facebook; ci sentiamo al prossimo editoriale.

Intervista estratta dalla traduzione di Japanese Nintendo.

 

Fan di Pokémon sin dai suoi primissimi anni di vita, pensa che sarebbe utile un corso di laurea su come redigere biografie sul proprio profilo utente. Musicista, giornalista, social media manager, ci prova per lo meno. Da due anni è la faccia barbuta che si cela dietro Pokéuomo.

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